Una Pasqua di futuro e di speranza: il messaggio di don Colmegna

di don Virginio Colmegna, socio fondatore di SON

Un augurio di Pasqua, che nasce dal cuore, a tutti coloro che a diverso titolo collaborano, condividono insieme il progetto di SON, di “abitare il futuro”. Il cantiere avanza, così come la capacità di vivere il durante e il dopo di noi con le tante esperienze di vita delle famiglie che portano dentro di sé un legame con la sofferenza, con la debolezza, con la fragilità.

Ecco la Pasqua, con una Settimana Santa che è, soprattutto quest’anno, davvero un’inondazione di riflessioni, di condivisione, attraversati da una speranza inaudita: il futuro è già presente, corre già qui nelle nostre strade. Certamente vivremo il cammino della Via crucis, di un Gesù abbattuto dalla violenza, piagato, che ha il corpo ferito, che viene inchiodato alla croce, che vive l’agonia del Getsemani. Tutte fasi che fanno intravedere il dramma del dolore, che però esplode perché la potenza della morte viene sconfitta restituendoci una speranza di vita che continuamente riapre a noi percorsi di fiducia.

Personalmente è una Settimana Santa che affronto con una intensità particolare, sia per il contesto nel quale viviamo e che richiama continuamente il tema della debolezza e della fragilità, sia perché questo nostro progetto di SON si sta radicando sempre di più. Insieme agli amici, donne, uomini, famiglie, che condividono il cammino con quei soggetti che impropriamente chiamiamo fragili, ma che sono portatori con la loro storia di un richiamo per noi di attenzione, di riscoperta che da soli non ce la si fa, di cambiamento degli stili di vita, di gusto per la comunione intensa di vita. Questa è una Pasqua di risurrezione.

Il progetto “Abitiamo il futuro” ci richiede di vivere questi sentimenti. Aiutiamoci, inizia un cammino nuovo rivolto alle famiglie e a coloro che si portano dentro questo rapporto con la disabilità non con un atteggiamento pietistico, ma con un riscoprire da lì le ragioni di una speranza, la voglia di cambiare, di vivere una fraternità e una sororità segnata da pace e riconciliazione.

La fragilità come un far parte della nostra esistenza, con la quale riscoprire un linguaggio nuovo, la vita che vince la morte. È una speranza che deve scorrere anche da noi, da queste fessure di vita che si aprono su quel messaggio che ci permette di dire Buona Pasqua.

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